OSTEOPOROSI E FRAGILITA’ OSSEA

L’osteoporosi è una malattia caratterizzata da una diminuzione della massa ossea e dal deterioramento della microarchitettura dell’osso stesso, con un conseguente aumento della fragilità scheletrica e del rischio di fratture.

L’osso è un tessuto vivo e dinamico, sottoposto ad un continuo e costante processo di rinnovamento, definito rimodellamento, che dura tutta la vita. Alla fase di riassorbimento del tessuto osseo vecchio o danneggiato si sostituisce la fase di ricostruzione di tessuto osseo nuovo. Nel corso della vita si possono creare delle condizioni in cui la quantità di osso riassorbito sia maggiore della quantità di osseo neoformato, come nel periodo post-menopausale. Tuttavia, con l’aumentare dell’età la quantità di osso vecchio riassorbito è sempre maggiore alla quantità di osso nuovo neoformato determinando una progressiva perdita di massa ossea che rende il tessuto osseo sempre più fragile, meno compatto e più poroso, e suscettibile alle fratture in seguito a traumi di lieve entità.

La mineralizzazione delle ossa si completa intorno ai 20 anni. Le prime perdite di massa ossea si verificano intorno tra i 40 ed i 50 anni con l’inizio della menopausa.

È una malattia silenziosa perché, finché non si verifica una frattura da fragilità ossea, può non presentare sintomi specifici. Le fratture per fragilità ossea, ovvero da osteoporosi, possono essere principalmente localizzate al femore prossimale, al polso, alla colonna vertebrale, all’omero prossimale, al bacino. Tuttavia, tutte le fratture che si verificano per un trauma di lieve entità o in assenza di questo, sono da considerarsi da fragilità, indipendentemente dalla sede scheletrica in cui si verificano. Le fratture non sono sempre determinate da cadute (che è bene evitare attraverso piccoli accorgimenti), ma possono essere causate da movimenti banali, come sollevare la busta della spesa, che determinano carichi di compressione sulle vertebre della colonna vertebrale.

In Italia è una malattia molto diffusa tra le donne: colpisce 1 donna su 3 dopo i 50 anni.

Tra le malattie croniche è tra quelle a maggiore prevalenza femminile:

• Osteoporosi (12,4% contro l’1,7% degli uomini)

• Artrosi/artrite (21,5% contro l’11,2%)

• Cefalea (14,5% contro il 6,9%)

• Malattie della tiroide (8,4% contro l’1,5%)

 

I fattori di rischio dell’osteoporosi

L’osteoporosi dipende da un gran numero di fattori di rischio e può manifestarsi non solo negli anziani ma, in alcune situazioni, a qualsiasi età. L’osteoporosi è più frequente nelle donne: circa 1 donna su 4, dopo la menopausa, mentre solo 1 uomo su otto, dopo i 60 anni.

 

Le donne sono più a rischio.

La predisposizione delle donne per l’osteoporosi dipende dal fatto che il genere femminile ha una massa ossea minore rispetto al genere maschile e che la carenza degli estrogeni (ormoni sessuali), che avviene con la menopausa, è causa di una rapida perdita di massa ossea. Il rischio aumenta in presenza di una menopausa precoce, ossia prima dei 45 anni. Una costituzione esile e una carnagione chiara si associano spesso a una riduzione della densità ossea più o meno marcata. Una storia familiare positiva per fratture da fragilità indica una predisposizione allo sviluppo di tale malattia.

 

Altri fattori da non ignorare

Esistono poi diversi fattori predisponenti che non devono essere ignorati: l’abuso di alcol e di caffè, il fumo e l’assunzione prolungata nel tempo di cortisonici e anticoagulanti, alcune patologie come l’artrite reumatoide, l’ipertiroidismo o il diabete. Un’alimentazione povera di calcio, prevalentemente contenuto nel latte e ne suoi derivati, un regime alimentare squilibrato o patologie che determinano un malassorbimento intestinale, così come avere una vita sedentaria, sono condizioni che espongono alla fragilità ossea con un elevato rischio fratturativo.

È importante intervenire prima che sia troppo tardi Esistono comportamenti e cure che permettono di controllare questa malattia e di bloccarne la progressione. Bisogna quindi parlarne con il proprio medico, soprattutto se esistono fattori predisponenti e casi di osteoporosi in famiglia, o se ci sono terapie farmacologiche importanti in corso.

 

Come prevenire l’osteoporosi

Avere ossa forti è in parte dovuto a fattori genetici, ma ci sono alcune regole fondamentali per prevenire l’osteoporosi. Si tratta della regola delle 4 “A”:

• Alimentazione

• Apporto adeguato di calcio e vitamina D

• Attività fisica regolare

• Astensione da fumo e alcool

 > Scarica l’Opuscolo

Alimentarsi in modo corretto

La salute delle ossa richiede un adeguato apporto alimentare quotidiano di calcio, proteine e vitamina D. Va incoraggiata l’esposizione alla luce solare per la produzione di vitamina D e l’assunzione quotidiana di un’adeguata quantità di calcio attraverso il latte e i suoi derivati. Nei casi in cui non sia possibile assumere calcio e la vitamina D risultasse essere insufficiente, è possibile ricorrere alla supplementazione attraverso gli integratori.

 

Fare attività fisica

L’attività fisica deve essere regolare e praticata in ogni fase della vita compatibilmente con le condizioni fisiche individuali.

 

Le cattive abitudini da cambiare

È necessario evitare quegli stili di vita che possono compromettere la salute del nostro scheletro come il fumo o il consumo eccessivo di alcolici. È importante mantenere il proprio “peso forma”.. L’eccessiva magrezza è infatti un fattore predisponente per l’osteoporosi e le fratture, ma lo è anche l’obesità, che oltre a predisporre al rischio di malattie cardiovascolari e diabete, non fa bene alla salute delle ossa.

 

I sintomi dell’osteoporosi

L’osteoporosi è definita una malattia silenziosa perché, finché non si verifica una frattura da fragilità, può non presentare sintomi specifici. Può esordire con fratture che avvengono anche in assenza di traumi, espressione del fatto che ormai la capacità dello scheletro a resistere a banali traumi sia nettamente ridotta. Una diminuzione di altezza, un ipercifosi dorsale e/o un dolore persistente alla schiena possono indicare la presenza di una frattura vertebrale da compressione.

Nella frattura da fragilità delle ossa lunghe, ossia a carico degli arti, il dolore è sempre presente e si associa ad impotenza funzionale.

La diagnosi di osteoporosi

Sebbene l’osteoporosi sia una malattia insidiosa, perché silente per molti anni, può essere facilmente diagnosticata attraverso esami.

> Per saperne di più

 

Come curare l’osteoporosi

In presenza di osteoporosi il medico fornisce consigli specifici sull’attività fisica e sull’alimentazione e valuta se intraprendere o meno una terapia in base alle caratteristiche della persona, alla gravità dell’osteoporosi e all’esistenza di fattori di rischio aggiuntivi, come per esempio il rischio di cadute. Nelle forme di osteoporosi conclamata (quando ci siano già state delle fratture o quando la densitometria è molto bassa), quando l’uso di calcio e di vitamina D da soli non è sufficiente, il medico può prescrivere farmaci molto efficaci, capaci di arrestare la perdita di tessuto osseo e favorire un corretto rimodellamento osseo. La terapia comprende solitamente il supporto della vitamina D e un’eventuale integrazione di calcio. Il ruolo di questi farmaci nella prevenzione dell’insorgenza o della recidiva di fratture è ampiamente dimostrato. Il rispetto del regime terapeutico indicato dal medico è facilitato dall’estrema maneggevolezza dei farmaci più moderni, che in alcuni casi richiedono un’unica assunzione settimanale o mensile o, addirittura, con intervalli di tempo più lunghi. Tutto ciò comporta ovviamente un notevole miglioramento della qualità di vita della persona affetta da osteoporosi e una maggiore tranquillità di non incorrere in rischi futuri di sofferenza e inabilità.

> Scarica l’opuscolo

La mineralizzazione delle ossa si completa intorno ai 20 anni. Le prime perdite di massa ossea si verificano intorno tra i 40 ed i 50 anni con l’inizio della menopausa.

È una malattia silenziosa perché, finché non si verifica una frattura da fragilità ossea, può non presentare sintomi specifici. Le fratture per fragilità ossea, ovvero da osteoporosi, possono essere principalmente localizzate al femore prossimale, al polso, alla colonna vertebrale, all’omero prossimale, al bacino. Tuttavia, tutte le fratture che si verificano per un trauma di lieve entità o in assenza di questo, sono da considerarsi da fragilità, indipendentemente dalla sede scheletrica in cui si verificano. Le fratture non sono sempre determinate da cadute (che è bene evitare attraverso piccoli accorgimenti), ma possono essere causate da movimenti banali, come sollevare la busta della spesa, che determinano carichi di compressione sulle vertebre della colonna vertebrale.

In Italia è una malattia molto diffusa tra le donne: colpisce 1 donna su 3 dopo i 50 anni.

Tra le malattie croniche è tra quelle a maggiore prevalenza femminile:

• Osteoporosi (12,4% contro l’1,7% degli uomini)

• Artrosi/artrite (21,5% contro l’11,2%)

• Cefalea (14,5% contro il 6,9%)

• Malattie della tiroide (8,4% contro l’1,5%)

I fattori di rischio dell’osteoporosi

L’osteoporosi dipende da un gran numero di fattori di rischio e può manifestarsi non solo negli anziani ma, in alcune situazioni, a qualsiasi età. L’osteoporosi è più frequente nelle donne: circa 1 donna su 4, dopo la menopausa, mentre solo 1 uomo su otto, dopo i 60 anni.

Le donne sono più a rischio.

La predisposizione delle donne per l’osteoporosi dipende dal fatto che il genere femminile ha una massa ossea minore rispetto al genere maschile e che la carenza degli estrogeni (ormoni sessuali), che avviene con la menopausa, è causa di una rapida perdita di massa ossea. Il rischio aumenta in presenza di una menopausa precoce, ossia prima dei 45 anni. Una costituzione esile e una carnagione chiara si associano spesso a una riduzione della densità ossea più o meno marcata. Una storia familiare positiva per fratture da fragilità indica una predisposizione allo sviluppo di tale malattia.

Altri fattori da non ignorare

Esistono poi diversi fattori predisponenti che non devono essere ignorati: l’abuso di alcol e di caffè, il fumo e l’assunzione prolungata nel tempo di cortisonici e anticoagulanti, alcune patologie come l’artrite reumatoide, l’ipertiroidismo o il diabete. Un’alimentazione povera di calcio, prevalentemente contenuto nel latte e ne suoi derivati, un regime alimentare squilibrato o patologie che determinano un malassorbimento intestinale, così come avere una vita sedentaria, sono condizioni che espongono alla fragilità ossea con un elevato rischio fratturativo.

È importante intervenire prima che sia troppo tardi Esistono comportamenti e cure che permettono di controllare questa malattia e di bloccarne la progressione. Bisogna quindi parlarne con il proprio medico, soprattutto se esistono fattori predisponenti e casi di osteoporosi in famiglia, o se ci sono terapie farmacologiche importanti in corso.

Come prevenire l’osteoporosi

Avere ossa forti è in parte dovuto a fattori genetici, ma ci sono alcune regole fondamentali per prevenire l’osteoporosi. Si tratta della regola delle 4 “A”:

• Alimentazione

• Apporto adeguato di calcio e vitamina D

• Attività fisica regolare

• Astensione da fumo e alcool

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Alimentarsi in modo corretto

La salute delle ossa richiede un adeguato apporto alimentare quotidiano di calcio, proteine e vitamina D. Va incoraggiata l’esposizione alla luce solare per la produzione di vitamina D e l’assunzione quotidiana di un’adeguata quantità di calcio attraverso il latte e i suoi derivati. Nei casi in cui non sia possibile assumere calcio e la vitamina D risultasse essere insufficiente, è possibile ricorrere alla supplementazione attraverso gli integratori.
Fare attività fisica

L’attività fisica deve essere regolare e praticata in ogni fase della vita compatibilmente con le condizioni fisiche individuali.

Le cattive abitudini da cambiare

È necessario evitare quegli stili di vita che possono compromettere la salute del nostro scheletro come il fumo o il consumo eccessivo di alcolici. È importante mantenere il proprio “peso forma”.. L’eccessiva magrezza è infatti un fattore predisponente per l’osteoporosi e le fratture, ma lo è anche l’obesità, che oltre a predisporre al rischio di malattie cardiovascolari e diabete, non fa bene alla salute delle ossa.

I sintomi dell’osteoporosi

L’osteoporosi è definita una malattia silenziosa perché, finché non si verifica una frattura da fragilità, può non presentare sintomi specifici. Può esordire con fratture che avvengono anche in assenza di traumi, espressione del fatto che ormai la capacità dello scheletro a resistere a banali traumi sia nettamente ridotta. Una diminuzione di altezza, un ipercifosi dorsale e/o un dolore persistente alla schiena possono indicare la presenza di una frattura vertebrale da compressione.

Nella frattura da fragilità delle ossa lunghe, ossia a carico degli arti, il dolore è sempre presente e si associa ad impotenza funzionale.

Come curare l’osteoporosi

In presenza di osteoporosi il medico fornisce consigli specifici sull’attività fisica e sull’alimentazione e valuta se intraprendere o meno una terapia in base alle caratteristiche della persona, alla gravità dell’osteoporosi e all’esistenza di fattori di rischio aggiuntivi, come per esempio il rischio di cadute. Nelle forme di osteoporosi conclamata (quando ci siano già state delle fratture o quando la densitometria è molto bassa), quando l’uso di calcio e di vitamina D da soli non è sufficiente, il medico può prescrivere farmaci molto efficaci, capaci di arrestare la perdita di tessuto osseo e favorire un corretto rimodellamento osseo. La terapia comprende solitamente il supporto della vitamina D e un’eventuale integrazione di calcio. Il ruolo di questi farmaci nella prevenzione dell’insorgenza o della recidiva di fratture è ampiamente dimostrato. Il rispetto del regime terapeutico indicato dal medico è facilitato dall’estrema maneggevolezza dei farmaci più moderni, che in alcuni casi richiedono un’unica assunzione settimanale o mensile o, addirittura, con intervalli di tempo più lunghi. Tutto ciò comporta ovviamente un notevole miglioramento della qualità di vita della persona affetta da osteoporosi e una maggiore tranquillità di non incorrere in rischi futuri di sofferenza e inabilità.

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